San Valentino è una bufala?

Ogni anno il 14 febbraio milioni di coppie si scambiano promesse e regali. Eppure, i dati raccontano una storia meno romantica. Una recente indagine di Doxa segnala che circa 4 coppie su 10 si separano entro i primi dieci anni di relazione stabile. Tra matrimoni e convivenze, la soglia del decimo anno appare critica. Non si tratta solo di tradimenti o crisi improvvise. Molte storie si spengono lentamente, tra silenzi e conflitti ripetuti.

Il dato colpisce. Dieci anni rappresentano un tempo lungo. 

Si cresce insieme, si affrontano figli, lavoro, mutui, malattie dei genitori. Eppure, la durata non garantisce la qualità del legame. Una coppia può restare unita e sentirsi distante. Può condividere la casa e non condividere più il senso del progetto comune.

Perché tante coppie si lasciano dopo dieci anni?

La stessa indagine Doxa individua alcune cause ricorrenti. Il 32 per cento cita la mancanza di dialogo. Il 25 per cento parla di incompatibilità di carattere emersa nel tempo. Il 18 per cento indica infedeltà. Seguono problemi economici e interferenze familiari.

La routine pesa. Il lavoro assorbe energie. I figli richiedono presenza costante. Molti partner smettono di raccontarsi le paure e i desideri. Si parla di organizzazione, non di emozioni. Il conflitto si evita o esplode senza regole.

Lo psichiatra statunitense Nathan W. Ackerman, autore di Psicodinamica della vita familiare, descriveva la famiglia come un sistema vivo. Ogni cambiamento individuale modifica l’equilibrio del gruppo. Se uno dei due cresce e l’altro resta fermo, nasce tensione. Ackerman osservava che molte coppie restano bloccate in ruoli rigidi. Uno assume il ruolo del forte, l’altro del fragile. Col tempo questi ruoli soffocano entrambi.

La psicologa e psicoterapeuta Valeria Ugazio sottolinea il peso delle narrazioni familiari. Ogni coppia costruisce una storia su di sé. Alcune storie parlano di sacrificio, altre di autonomia, altre ancora di competizione. Se la narrazione diventa estrema, il legame si irrigidisce. Una coppia che si definisce solo attraverso il conflitto finirà per alimentarlo.

Anche Eugenia Scabini ha studiato a lungo la famiglia italiana. Nei suoi lavori evidenzia il passaggio dalla coppia alla genitorialità come momento delicato. L’arrivo dei figli sposta l’attenzione. Molti partner non riescono a rinegoziare spazi e compiti. Il rischio non è la fatica, che è normale, ma la perdita del patto iniziale.

Il parere del Dr. Enrico Caruso: come costruire una coppia sana

Il Dr. Enrico Caruso, fondatore di Equipe Logodinamica, lavora da anni con coppie in crisi. La sua esperienza clinica mostra un punto chiave: la relazione non si mantiene da sola. Va curata con la stessa costanza con cui si cura il lavoro o la salute.

Caruso insiste su tre elementi concreti.

Dialogo emotivo. Non basta parlare di problemi pratici. I partner devono condividere paure, rabbia, desideri. Senza questo scambio la distanza cresce.

Responsabilità personale. Ognuno deve riconoscere il proprio contributo al conflitto. Accusare l’altro blocca ogni cambiamento.

Progetto comune. Una coppia sana coltiva obiettivi condivisi. Possono essere piccoli, come un viaggio, o grandi, come un cambiamento di casa. Il progetto crea direzione.

Caruso osserva che molte crisi del decimo anno derivano da aspettative irrealistiche. All’inizio si idealizza il partner. Dopo anni emergono limiti e fragilità. Se la coppia accetta la realtà, il legame matura. Se resta ancorata all’illusione, cresce la delusione.

Follia a due: amarsi odiandosi

La clinica parla di “follia a due” o legame simbiotico patologico. Due persone restano unite in un equilibrio distruttivo. Si cercano e si respingono. Si amano e si odiano nello stesso gesto. Il conflitto diventa collante.

In queste coppie l’uscita spaventa più della sofferenza. Il litigio conferma l’esistenza del legame. La pace genera ansia. Ackerman descriveva dinamiche simili come tentativi disperati di mantenere coesione. Ugazio leggerebbe il fenomeno come una narrazione identitaria centrata sullo scontro. Caruso invita a rompere il copione ripetitivo con un lavoro terapeutico mirato.

Una coppia che si ama odiandosi può durare oltre dieci anni. La durata non coincide con il benessere. Il punto non è restare insieme a ogni costo. Il punto è restare insieme in modo sano.

Arrestato San Valentino per frode ai danni di milioni di coppie

Immaginiamo una notizia surreale. Titolo di apertura: “Arrestato San Valentino per frode ai danni di milioni di coppie”. L’accusa? Aver venduto l’idea che l’amore vero non conosce crisi.

La scena fa sorridere. Un santo in manette tra cuori rossi e peluche. Ma la battuta nasconde un tema serio. Il mito dell’amore perfetto crea aspettative irraggiungibili. Se il partner non soddisfa ogni bisogno, scatta la delusione.

San Valentino non è una bufala. È una festa simbolica. Il problema nasce quando la coppia misura la propria felicità su modelli pubblicitari. Una relazione reale attraversa conflitti, noia, cambiamenti. Non vive solo di cene romantiche.

Dieci anni come svolta evolutiva

I dati Doxa mostrano una soglia critica. Dieci anni segnano una fase evolutiva. I partner non sono più quelli dell’inizio. Hanno accumulato esperienze, successi, frustrazioni. Se la coppia integra questi cambiamenti, si rafforza. Se li ignora, si incrina.

Scabini parla di generatività. Una coppia matura genera valore per sé e per gli altri. Può educare figli, creare reti sociali, sostenere la comunità. Questo compito richiede dialogo e flessibilità.

Ugazio invita a rivedere la storia che la coppia racconta di sé. Se la storia include crescita e trasformazione, il legame respira. Se resta bloccata al mito iniziale, il distacco aumenta.

Caruso ricorda che chiedere aiuto non è segno di fallimento. Molte coppie arrivano in terapia tardi. Intervenire ai primi segnali di distanza riduce il rischio di rottura.

San Valentino è una bufala? No, se diventa occasione di confronto sincero. Sì, se resta solo un rito commerciale. I numeri Doxa non condannano l’amore. Invitano alla consapevolezza. Una coppia sana non vive di slogan. Vive di scelte quotidiane, dialogo e responsabilità condivisa.

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