Amaxofobia: perché si ha paura di guidare la macchina

In collaborazione con Alfredo Magni

Introduzione: paura di guidare la macchina

Dopo oltre trent’anni di esperienza nel mondo della guida, Alfredo Magni, istruttore e insegnante per tutte le categorie di patente, ha deciso di mettere per iscritto le sue osservazioni su una condizione sempre più diffusa: l’amaxofobia, ovvero la paura di guidare.
Questa paura, spesso sottovalutata, può manifestarsi in forme diverse — dall’ansia leggera fino a veri e propri blocchi emotivi e fisici che impediscono alla persona di mettersi al volante.
Attraverso migliaia di ore di insegnamento e contatto diretto con allievi di ogni tipo, Magni ha elaborato una tipologia di persone affette da amaxofobia, individuando le caratteristiche psicologiche, emotive e comportamentali più comuni.
Il suo approccio nasce dall’unione tra esperienza tecnica e sensibilità psicologica, maturata anche grazie alla partecipazione a convegni sulla sicurezza stradale e sui processi mentali legati alla guida, presso il Dipartimento di Psicologia dell’Università Cattolica di Milano.

Perché bisogna essere consapevoli alla guida: la realtà dei dati sugli incidenti

Guidare un’auto è un atto quotidiano, spesso dato per scontato. Proprio per questo, molte persone si mettono al volante in modo automatico, distratto o “a metà”, sottovalutando quanto ogni scelta influisca sulla propria sicurezza e su quella degli altri.
I dati ufficiali del 2025 mostrano chiaramente una cosa: la mancanza di consapevolezza è una delle principali cause di incidenti.

La distrazione è la prima causa di incidente

Secondo le più recenti analisi su scala nazionale, disattenzione, uso del cellulare, guida automatica o distratta sono tra le prime tre cause di sinistro.
Questo significa che non è la difficoltà della guida a causare incidenti, ma la mancata presenza mentale del conducente.

Essere consapevoli significa:

  • avere attenzione continua sulla strada,

  • anticipare i rischi,

  • percepire correttamente distanze e velocità,

  • reagire con prontezza.

Ogni giorno in Italia muoiono persone sulle strade

I dati del primo semestre 2025 mostrano una media drammatica:
oltre 7 morti al giorno, cioè una vittima ogni 3-4 ore.

Questo non è un numero astratto: sono persone che stavano semplicemente andando al lavoro, a casa, a prendere i figli, in vacanza.
Molti di questi incidenti sarebbero stati evitabili con una guida più consapevole.

Guidare non è solo “sapere usare la macchina”

Molti incidenti non dipendono dalla tecnica, ma da ciò che accade dentro la testa del conducente:

  • ansia,

  • paura,

  • impulsività,

  • automatismi,

  • scarsa percezione del pericolo,

  • fiducia eccessiva,

  • incapacità di interpretare i segnali della strada e degli altri utenti.

La consapevolezza è l’elemento che tiene insieme tecnica, attenzione, calma e capacità di decisione.

Tipologie di allievi affetti da amaxofobia

Sgombrando il campo da patenti false — molto comune soprattutto in donne islamiche che hanno conseguito la patente in stati in cui è ammessa la conversione in patente italiana. Una volta arrivate in Italia si rendono conto dell’impossibilità di poter guidare, se non si conosce realmente la macchina e se non si sono fatte realmente delle guide con un insegnante o istruttore.

Di seguito si elencano una tipologia di soggetti amaxofobici, che necessitano comunque di un aiuto specifico:

1) Il bradipo

Si approccia alla guida totalmente bloccato, con lentezza esagerata nel compiere qualsiasi movimento. Vede il pericolo ma non ha nessuna reazione. Ha lo sguardo perso all’orizzonte e durante le spiegazioni non dà nessun segnale (o quasi) di consenso. A posteriori riferisce inconsapevolezza delle azioni svolte.

2) Il nevrotico

È irrequieto alla guida e reagisce a scatti per qualsiasi indicazione gli venga data. Mostra incapacità di compiere movimenti graduali, con un utilizzo dei comandi pressoché incontrollato. Denota mancanza di sensibilità tattile a causa dei movimenti eccessivamente bruschi. Durante le spiegazioni dà cenni di consenso, ma li disattende al momento della pratica. A posteriori riferisce inconsapevolezza delle azioni svolte.

3) Il pauroso

Ha terrore degli urti (“incidenti”) con le altre macchine. La sua percezione delle dimensioni di ingombro del veicolo è molto aumentata.

4) Lo shockato da incidenti precedenti

Ha subito o assistito a incidenti frontali, uscite di strada, tamponamenti o urti dovuti alla mancata distanza di sicurezza. Questi episodi lasciano una traccia emotiva che riemerge al momento di rimettersi al volante.

5) L’ignorante… di fatto!

Colui che non conosce l’italiano. Non comprendendo la lingua, tutto il programma didattico risulta enormemente dilatato. Anche la spiegazione del più piccolo concetto di base richiede ripetute prove, spiegazioni e traduzioni semplificate.

6) Gli allievi “bloccati”

Situazione causata da psicofarmaci oppure da forme di dislessia non verbale ma fisica. In questi casi, il corpo non risponde con prontezza agli stimoli, generando ritardi o assenze di reazione.

Nota: per ognuna di queste problematiche ho (tentato…) anche di elaborare dei piani di reazione e di didattica personalizzata.

Conclusione

L’amaxofobia è una condizione complessa che unisce componenti emotive, cognitive e fisiche.
Grazie all’esperienza pluridecennale di istruttori come Alfredo Magni e al contributo scientifico di professionisti come la Dr.ssa Silvia Dell’Orto, oggi è possibile affrontarla in modo completo, con un approccio che combina educazione alla guida e consapevolezza psicologica.

Guidare non è solo un atto tecnico: è anche un atto di fiducia verso sé stessi.
Superare la paura del volante significa riconquistare autonomia, sicurezza e libertà.

Alfredo Magni

Mi chiamo Alfredo Magni, ho 56 anni, risiedo in provincia di Bergamo. Come formazione di base sono Perito Meccanico ed ho lavorato fino al 2005 nel settore dei veicoli industriali.

Da vent’anni sono insegnante ed istruttore di scuola guida per tutte le patenti e anche per le abilitazioni professionali (KB, CQC) oltre al Cronotachigrafo.

Mi sono sempre interessato ai fenomeni psicologici che si sviluppano durante l’insegnamento della guida e proprio per questo ho partecipato a due convegni sulla sicurezza alla guida tenuti presso il dipartimento di psicologia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

Commenti dalla Dott.ssa Silvia Dell'Orto

L’approccio psicologico secondo la Dr.ssa Silvia Dell’Orto

Come sottolinea la Dr.ssa Silvia Dell’Orto, psicologa e psicoterapeuta presso Equipe Logodinamica di Milano, la paura di guidare non è soltanto un problema tecnico, ma un sintomo di un conflitto più profondo tra mente e corpo.

Nel suo approccio terapeutico, che integra psicoterapia dinamica e metodo EMDR, l’obiettivo è quello di sciogliere le tensioni emotive che derivano da traumi o esperienze di perdita di controllo.

Secondo Silvia Dell’Orto:

  • Il trauma, anche se piccolo o apparentemente superato, può restare “intrappolato” nel corpo, generando reazioni automatiche di paura o immobilità.

  • La mente tende a evitare tutto ciò che rievoca quel momento di pericolo: nel caso dell’amaxofobia, la macchina, la strada o il traffico diventano simboli del rischio e del fallimento.

  • Il percorso terapeutico, attraverso tecniche come l’EMDR, aiuta a “desensibilizzare” queste memorie e a ricostruire una percezione più equilibrata di sé e della realtà.

  • È essenziale un lavoro parallelo tra istruttore di guida e terapeuta, in cui il primo fornisce un contesto di sicurezza e competenza tecnica, mentre il secondo aiuta a gestire le componenti emotive e corporee della paura.

  • La paura di guidare, conclude Dell’Orto, non è un difetto da correggere ma un segnale da comprendere: dietro ogni blocco c’è un’esperienza che chiede di essere rielaborata.

L’automobile è divenuta il carapace, il guscio protettivo ed aggressivo, dell’uomo urbano e suburbano.

Marshall McLuhan

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