In questa modernità, con un clic si arriva ovunque: si lavora da casa, ci si intrattiene senza il bisogno di uscire. Una condizione che, sebbene sembri di isolamento, per molti è diventata accettabile.
Questa connessione ingombrante, però, non può sostituire il contatto umano. È per questo che ci sentiamo sempre più svuotati. L’identità si dissolve mentre ci perdiamo nelle vite che scrolliamo ogni giorno: invece di lavorare sulla nostra essenza, ci confrontiamo con esistenze che non conosciamo e che appaiono incredibilmente appaganti, rispetto alle nostre, ancora prive di una direzione chiara.
Lo spessore delle relazioni si è notevolmente indebolito, lasciando spazio a briciole di umanità.
Dove stiamo andando? Stiamo perdendo ciò che è essenziale per vivere: le connessioni umane e, insieme a esse, noi stessi. La solitudine ci consuma, il vuoto ci inghiotte, le relazioni autentiche diminuiscono. Siamo persi senza direzione né scopo. Condannati a vagare.
Quando il vuoto chiede ascolto
Mi sono avvicinata alla psicoterapia sentendo dentro di me un vuoto profondo, un vuoto a cui non riuscivo a dare un nome. Ho iniziato con tutti i timori del caso: la paura di affrontare un cambiamento troppo grande, quella di scoprire parti di me a cui non sapevo far fronte, e soprattutto la paura di essere onesta, prima di tutto, con me stessa.
La domanda che mi ha fatto fare un salto nel vuoto è stata:
“Quante palle ti racconti?”
Avevo bisogno di sentirla per potermi denudare e ammettere: “Ti ha sgamata, ora non puoi più mentire.”
Da lì è iniziato il percorso: l’analisi dei sogni, l’ipnosi, l’esplorazione dell’inconscio. Porte che si aprivano una dopo l’altra, andando sempre più in profondità.
Crescere fa male (ma salva)
Ho rielaborato i traumi, li ho guardati in faccia e mi hanno dato dei bei cazzotti, ma avevo il paradenti. La crescita, però, ha anche delle conseguenze: ciò che prima andava bene, nel processo evolutivo non trova più spazio.
Le amicizie rimaste sono poche, perché la selezione è diventata più consapevole e meticolosa.
Mi ritrovo ora in una dimensione che non credevo di poter abitare. Ho riscoperto il valore dei rapporti umani autentici, quelli che non hanno bisogno di troppe parole. Guardo le persone negli occhi, me ne prendo cura, condivido tempo di qualità.
Io, che da sempre sono stata una solitaria, ho imparato ad amare la condivisione con chi cammina al mio passo.
Attraversare la luce
La psicoterapia non è per tutti: è un viaggio lungo, introspettivo, faticoso e sfidante. Ci sono giorni in cui ti annienta, altri in cui ti restituisce il respiro.
Ora ho un senso, un senso per me. Nessuno deve validarmi, se non me stessa. Ho trovato il mio posto. Sto attraversando la luce: raggiungerla non è più una possibilità, ma la direzione che ho scelto.